Il cambiamento climatico non è più soltanto una previsione scientifica sul futuro. È una realtà che attraversa le nostre città, modifica le coste, mette sotto pressione le risorse idriche e alimentari e altera progressivamente gli equilibri degli ecosistemi.

Il mare rappresenta uno degli indicatori più importanti di questa trasformazione.

Secondo i più recenti dati climatici europei, l’Europa continua a riscaldarsi rapidamente e anche le temperature dei mari europei hanno raggiunto livelli eccezionalmente elevati. Il Mediterraneo, in particolare, è sempre più esposto a ondate di calore marine e a trasformazioni che possono incidere profondamente sulla biodiversità e sulle comunità costiere.

Ma il Mediterraneo non è soltanto un mare.

È uno spazio condiviso da popoli, culture e civiltà. Sulle sue coste vivono milioni di persone e si concentrano grandi città, porti, attività economiche, turismo, pesca e patrimoni culturali di valore universale.

La comunità scientifica indica da tempo la regione mediterranea come particolarmente vulnerabile all’interazione tra aumento delle temperature, siccità, scarsità d’acqua, incendi, innalzamento del livello del mare, erosione costiera e perdita degli ecosistemi terrestri e marini.

Per questo adattarsi non basta.

Occorre prevenire. Occorre investire nella ricerca, proteggere gli ecosistemi marini, utilizzare responsabilmente le risorse naturali e rafforzare la cooperazione tra gli Stati.

Il cambiamento climatico non conosce frontiere.

Una siccità prolungata può compromettere la produzione alimentare. La scarsità d’acqua può aggravare disuguaglianze e tensioni sociali. Il deterioramento degli ecosistemi può mettere in difficoltà economie e comunità che dipendono direttamente dal mare.

È proprio qui che ambiente, sicurezza e pace si incontrano.

Per la WOS-IPSP, organizzazione intergovernativa, la sicurezza del XXI secolo non può essere interpretata esclusivamente in termini militari.

Sicurezza significa anche disponibilità dell’acqua, tutela dell’ambiente, salute, alimentazione, infrastrutture resilienti, istruzione, sviluppo sostenibile e possibilità per le popolazioni di vivere dignitosamente nel proprio territorio.

Proteggere il Mediterraneo significa quindi contribuire anche alla stabilità delle nazioni che vi si affacciano.

La risposta non può che essere multilaterale.

Europa, Africa e Medio Oriente condividono lo stesso mare e, inevitabilmente, condividono anche una parte importante del loro futuro.

La scienza deve continuare a indicare i rischi. La politica deve trasformare quelle conoscenze in decisioni concrete. Le organizzazioni internazionali devono favorire cooperazione e dialogo. I cittadini, infine, devono essere messi nelle condizioni di comprendere che la tutela dell’ambiente non è una questione distante dalla loro vita quotidiana.

Il mare non appartiene a una sola generazione e non appartiene a un solo Stato. È un patrimonio condiviso.

Ascoltarne i cambiamenti significa ascoltare uno dei segnali più evidenti che il nostro pianeta ci sta inviando.

La comunità internazionale ha ancora la possibilità di agire. La vera sfida non è soltanto adattarsi a un mondo che cambia, ma cooperare affinché quei cambiamenti non compromettano la dignità, la sicurezza e la pace delle generazioni future.

WOS-IPSP
World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace