WOS-IPSP richiama la comunità internazionale al rispetto del diritto umanitario e alla protezione degli operatori e dei civili
Ogni 19 agosto, la comunità internazionale celebra la Giornata Mondiale Umanitaria, dedicata alle donne e agli uomini che intervengono nelle guerre, nelle emergenze e nelle catastrofi per portare cibo, acqua, medicine, protezione e assistenza alle popolazioni.
La ricorrenza nasce dalla memoria di una tragedia. Il 19 agosto 2003, un attentato contro il Canal Hotel di Baghdad, sede delle Nazioni Unite in Iraq, provocò la morte di 22 persone, tra cui il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Sergio Vieira de Mello. Cinque anni dopo, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituì la Giornata Mondiale Umanitaria.
Aiutare non può diventare una condanna
A distanza di oltre vent’anni, gli operatori umanitari continuano a pagare un prezzo altissimo.
Secondo i dati diffusi dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) in occasione della Giornata Mondiale Umanitaria 2026, nel solo 2025 907 operatori umanitari sono stati uccisi, feriti o rapiti.
Dietro questi numeri ci sono persone che hanno scelto di rimanere dove altri sono costretti a fuggire.
Proteggere chi porta assistenza non è quindi soltanto un dovere morale. È una responsabilità che deriva dai principi del diritto internazionale umanitario.
La responsabilità degli Stati
La World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), organizzazione intergovernativa, richiama l’attenzione sulla responsabilità degli Stati e di tutte le parti coinvolte nei conflitti.
«Proteggere chi porta acqua, cibo, medicine e assistenza significa proteggere la dignità umana anche nei momenti più difficili», ha dichiarato l’Amb. Alfredo Maiolese, Segretario Generale e Ambasciatore at Large della WOS-IPSP. «Il rispetto del diritto umanitario non può dipendere dalla parte coinvolta nel conflitto: deve valere per tutti.»
Nessun obiettivo politico, militare, religioso o strategico può giustificare un attacco contro gli operatori umanitari o impedire che l’assistenza raggiunga le popolazioni che ne hanno bisogno.
Difendere il diritto internazionale umanitario significa difendere un principio essenziale: anche durante una guerra esistono limiti che l’umanità non può oltrepassare.
Proteggere l’umanità significa prevenire nuovi conflitti
Le crisi umanitarie non terminano quando cessano le armi.
La mancanza di acqua, alimentazione, assistenza sanitaria, istruzione e infrastrutture può lasciare conseguenze per generazioni e creare nuove instabilità.
Per questo la sicurezza internazionale deve essere considerata in una dimensione più ampia: proteggere una popolazione significa anche garantirle condizioni di vita dignitose e la possibilità di ricostruire il proprio futuro.
La cooperazione tra Stati, Nazioni Unite, organizzazioni internazionali e società civile rimane quindi indispensabile.
In questa Giornata Mondiale Umanitaria, la WOS-IPSP rende omaggio a tutti coloro che hanno perso la vita mentre aiutavano gli altri e a quanti continuano ogni giorno a operare nelle aree più difficili del mondo.
Proteggere chi salva una vita significa proteggere l’umanità stessa.
E questa responsabilità appartiene a tutti gli Stati.


