Il cambiamento climatico rappresenta una delle principali sfide globali del nostro tempo, con conseguenze che oltrepassano i confini nazionali e incidono sulla sicurezza, sullo sviluppo economico, sulla salute, sulle risorse naturali e sulla stabilità delle comunità.
Secondo le Nazioni Unite, le attività umane costituiscono il principale motore del cambiamento climatico dall’inizio dell’era industriale, in particolare attraverso l’utilizzo di combustibili fossili quali carbone, petrolio e gas. Le conseguenti emissioni di gas a effetto serra contribuiscono all’aumento delle temperature globali e all’alterazione degli equilibri climatici.
Gli effetti sono ormai visibili in ogni regione del pianeta: ondate di calore più intense, siccità, scarsità d’acqua, incendi, precipitazioni estreme, inondazioni, innalzamento del livello dei mari e perdita di biodiversità. Tali fenomeni producono inoltre conseguenze economiche e sociali che colpiscono in modo particolarmente grave le popolazioni e i Paesi più vulnerabili.
Il World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP) sottolinea che la risposta al cambiamento climatico non può essere affidata esclusivamente alle politiche dei singoli Stati. La natura transnazionale della crisi richiede cooperazione internazionale, responsabilità condivisa e un rafforzamento degli strumenti multilaterali.
L’Accordo di Parigi costituisce un quadro fondamentale dell’azione internazionale, ponendo l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C.
Mitigazione e adattamento devono procedere parallelamente. Ridurre progressivamente le emissioni, accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica, proteggere gli ecosistemi e le risorse idriche e rafforzare la resilienza delle città e dei territori rappresentano elementi essenziali di una strategia globale.
Particolare attenzione deve essere riservata ai Paesi in via di sviluppo e alle comunità maggiormente esposte agli effetti della crisi climatica. La giustizia climatica richiede che la transizione verso economie più sostenibili non produca nuove disuguaglianze, ma favorisca sviluppo, accesso all’energia, occupazione e sicurezza per le generazioni presenti e future.
Il WOS-IPSP considera inoltre la tutela dell’ambiente parte integrante della prevenzione dei conflitti. La scarsità d’acqua, la perdita di terre coltivabili, l’insicurezza alimentare, gli eventi climatici estremi e gli spostamenti delle popolazioni possono accentuare tensioni sociali e geopolitiche già esistenti. La politica climatica deve quindi essere considerata anche uno strumento di pace e di sicurezza internazionale.
Il Segretario Generale del WOS-IPSP, Amb. Alfredo Maiolese, sottolinea che il cambiamento climatico impone alla comunità internazionale di superare divisioni e interessi di breve periodo: «Proteggere il pianeta significa proteggere la vita, la sicurezza e la pace. Nessuno Stato può affrontare da solo una sfida che non conosce frontiere. La cooperazione internazionale deve trasformare gli impegni in azioni concrete, affinché le generazioni future non debbano pagare il prezzo delle decisioni che il mondo non ha avuto il coraggio di assumere oggi.»
Il WOS-IPSP invita pertanto gli Stati, le organizzazioni internazionali, le istituzioni scientifiche, il settore privato e la società civile a rafforzare la cooperazione climatica, sostenendo politiche fondate sulla scienza, sulla solidarietà internazionale e sulla responsabilità verso le generazioni future.
La lotta al cambiamento climatico non rappresenta soltanto una questione ambientale. È una responsabilità comune e una condizione essenziale per costruire un futuro fondato sulla pace, sulla sicurezza e sullo sviluppo sostenibile.


