WOS-IPSP: la crisi della governance internazionale riporta al centro uguaglianza sovrana, rappresentanza e responsabilità condivisa

24 settembre 2026 – Roma / New York

L’81ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si svolge in un momento nel quale guerre, crisi umanitarie, cambiamento climatico, disuguaglianze e nuove sfide tecnologiche stanno mettendo alla prova non soltanto la capacità della comunità internazionale di agire, ma anche la fiducia nelle istituzioni multilaterali.

Il tema scelto per la sessione, “Restoring trust, managing transformation: a United Nations that delivers for all”, pone proprio la ricostruzione della fiducia al centro del dibattito internazionale.

Nel suo intervento di apertura del Dibattito Generale, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha richiamato ancora una volta la necessità di riformare il Consiglio di Sicurezza, sottolineando in particolare l’assenza di una rappresentanza permanente dell’Africa. Il Presidente dell’81ª Assemblea Generale, Khalilur Rahman, ha a sua volta indicato nella riforma, nel realismo e in una maggiore inclusività alcune delle condizioni necessarie per restituire fiducia alle Nazioni Unite.

Sono segnali che confermano quanto il problema della rappresentanza non possa più essere considerato secondario.

La WOS-IPSP – World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace, organizzazione intergovernativa, ritiene che il rafforzamento del multilateralismo debba partire da un principio fondamentale del diritto internazionale: l’uguaglianza sovrana degli Stati.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite rappresenta già questo principio attraverso la partecipazione dei 193 Stati membri e il diritto di ciascuno di essi a un voto. Tuttavia, nella più ampia architettura della governance internazionale, permangono profonde differenze nella capacità degli Stati di incidere sui processi decisionali.

È in questo contesto che la WOS-IPSP ha promosso nel 2026 l’iniziativa “One State, One Vote”, con l’obiettivo di alimentare una riflessione internazionale sul rapporto tra sovranità, rappresentanza e legittimità delle istituzioni multilaterali.

Non si tratta di cancellare le differenze tra gli Stati né di ignorare le diverse responsabilità che essi assumono nel sistema internazionale. Si tratta di riaffermare che dimensione geografica, popolazione, capacità economica o potenza militare non possono determinare il valore della sovranità di un Paese.

Come ha sottolineato il Segretario Generale della WOS-IPSP, Amb. Alfredo Maiolese:

“Un piccolo Stato non è una piccola sovranità. Se vogliamo ricostruire la fiducia nel multilateralismo dobbiamo garantire che ogni Paese possa sentirsi parte effettiva del sistema internazionale. La riforma delle istituzioni non deve essere una battaglia tra grandi e piccoli Stati, ma un percorso comune per rendere la governance mondiale più rappresentativa, responsabile ed efficace.”

La questione assume particolare rilevanza anche alla luce dell’incontro di alto livello del 24 settembre dedicato all’innalzamento del livello dei mari. Per numerosi piccoli Stati insulari, il cambiamento climatico non rappresenta infatti soltanto una questione ambientale o economica, ma una minaccia diretta alla sicurezza, al territorio e alla stessa continuità dello Stato.

La WOS-IPSP ritiene che proprio le grandi sfide globali dimostrino quanto sia necessario ascoltare anche quei Paesi che dispongono di minore peso economico o geopolitico, ma che spesso subiscono per primi le conseguenze delle decisioni — o delle mancate decisioni — della comunità internazionale.

Riformare il multilateralismo non significa indebolire le Nazioni Unite. Significa rafforzarne la legittimità e la capacità di rappresentare il mondo contemporaneo.

Ottantuno anni dopo la nascita delle Nazioni Unite, la domanda non è se il multilateralismo sia ancora necessario. Le crisi del nostro tempo dimostrano che lo è più che mai.

La vera domanda è quale multilateralismo vogliamo costruire per il futuro.

Per la WOS-IPSP, la risposta deve partire da tre principi: uguaglianza sovrana, rappresentanza effettiva e responsabilità condivisa.

Perché la pace internazionale non può dipendere soltanto dalla forza di pochi, ma dalla fiducia e dalla partecipazione di tutti.